Ponte Biscari
La stagione settecentesca della grande fabbrica di Aragona
Sono passati sei anni dalla pubblicazione dell’articolo su Ponte Biscari in questa stessa sezione. Da allora, molte nuove acquisizioni documentarie, derivate dalle ricerche che ho effettuato soprattutto all’Archivio di Stato di Catania (e non solo), hanno permesso di ampliare notevolmente le mie conoscenze sulla storia della grande opera di Aragona, facendo riferimento in particolare al primo periodo settecentesco, compreso tra i primi anni sessanta del Settecento fino alla fine del secolo medesimo. Come è infatti espressamente indicato dal sottotitolo “La stagione settecentesca della grande fabbrica di Aragona”, questa ricerca è incentrata sul primo periodo di vita del celebre ponte del principe di Biscari.
Da tutti i miei studi condotti in questi ultimi anni, nasce il mio nuovo saggio sul ponte Biscari, che ovviamente aggiornano ed approfondiscono in maniera significativa molti dei contenuti che allora (giugno 2020) avevo pubblicato in questa sezione del mio sito. Ho deciso in ogni caso di lasciare inalterato il mio articolo del 2020, anche se in effetti dopo questa ricerca diversi contenuti trattati andrebbero corretti ed aggiornati.
Vorrei pertanto con questo nuovo articolo riassumere sinteticamente gli argomenti che ho trattato in questo mia ricerca dedicata alla storia della grande opera di Aragona (ovvero del feudo Aragona), anche per facilitare la scelta dei lettori che volessero decidere di comprare questo mio nuovo saggio. Nell’introduzione innanzitutto ho fatto riferimento al contesto storico/territoriale in cui nacque il nuovo ponte acquedotto. Alla metà del Settecento la popolazione siciliana contava circa 1300.000 abitanti, di cui circa 350.000 residenti nella val Demone, una delle tre antiche grandi partizioni territoriali amministrative, insieme alla Val di Noto e alla val di Mazara. La Val demone, oltre a comprendere quasi tutti i territori provinciali di Catania e Messina, comprendeva anche buona parte del Bacino del Simeto, e quindi anche il famoso Feudo di Aragona, ai limiti del quale fu realizzato il celebre ponte.
Aspetto importante inoltre riguarda il sistema delle infrastrutture di comunicazione presenti nel territorio siciliano alla metà del Settecento. A quel tempo non esistevano strade carrozzabili, bensì una fitta rete di trazzere, ovvero di piste in terra battuta che potevano essere percorse a piedi o con bestie da soma, oppure con le cosiddette “lettighe”. Immancabili e fondamentali a servizio di questa fitta rete di trazzere erano i ponti, quasi sempre costruiti in muratura, che garantivano il superamento dei frequenti ostacoli naturali costituiti in particolare da gole o valli fluviali.
Nel primo capitolo ho preso in esame il territorio in cui nacque il celebre ponte acquedotto, cercando di esaminare alcuni fondamentali aspetti del feudo Aragona di proprietà del principe di Biscari, dove il medesimo aveva deciso di impiantare le risaie da coltivare proprio grazie alle nuove disponibilità idriche che il nuovo ponte acquedotto avrebbe garantito. Nello stesso capitolo ho approfondito alcune questioni relative alle risorse idriche di quel territorio, dedicando un’attenzione particolare alla famosa sorgente delle favare, le cui acque sarebbero giunte grazie al nuovo ponte proprio nei terreni del feudo Aragona.

Ho dedicato il secondo capitolo allo studio della prima versione originaria del ponte Biscari, prendendo in esame tutte le vicende che hanno portato alla sua realizzazione, a partire dallo studio dei primi contratti d’opera fino all’analisi delle più importanti testimonianze sia scritte che iconografiche relative alla prima versione effettivamente completata intorno al 1777, ovviamente per risalire ad una ipotetica ricostruzione delle sue principali caratteristiche architettoniche e tecniche.
Il terzo capitolo è invece dedicato alla seconda versione del ponte ricostruito, a partire dallo studio delle vicende che causarono il crollo del 1781 della prima versione originaria, per passare successivamente all’analisi della complessa questione della ricostruzione, avvenuta nel periodo compreso tra il 1786 e il 1791-’92.

Il libro è inoltre corredato da alcune appendici: l’appendice n. 1 contiene una serie di testimonianze ricavate da fonti letterarie ed iconografiche dei secc. XIX e XX, aventi per oggetto il ponte Biscari ed il territorio in cui esso è ubicato. L’appendice n. 2 raccoglie invece buona parte della documentazione d’archivio, che ho trascritto e studiato ai fini di questa ricerca, prevalentemente proveniente dall’Archivio di Stato di Catania, ovvero dal fondo Biscari e dal fondo notarile in esso conservati. Nell’appendice n. 3 sono riportate due tabelle che esemplificano le equivalenze tra antiche unità di misura di lunghezza, superficie, peso e volume, con le unità di misura attuali. Nell’appendice n. 4, suddivisa in due parti, si trova la documentazione fotografica (quasi interamente realizzata da me) e la sezione dedicata ai dati metrici essenziali di tutta la struttura, per ricavare i quali ho effettuato una serie di operazioni di rilievo sul campo (soprattutto nell’estate del 2026), servendomi anche di alcuni strumenti appositi, con una metodologia che, sia pure sinteticamente, ho spiegato nel libro.
La bibliografia è stata redatta dal sottoscritto tenendo conto quasi sempre delle opere bibliografiche effettivamente e realmente consultate dal sottoscritto, e costituisce essa stessa anche una buona base di partenza per tutti coloro i quali volessero intraprendere degli studi sullo specifico argomento o argomenti collaterali di storia del territorio siciliano.
Non mi resta dunque che augurare buona lettura a tutti coloro i quali vorranno leggere il mio nuovo saggio, restando il sottoscritto sempre disponibile a possibili suggerimenti, consigli ed eventuali correzioni relativi a questo mio lavoro di ricerca, che i futuri lettori riterranno utile comunicarmi (vedi contatti dal menu).
Alfredo La Manna
