Salvatore Scuderi

Trattato dei boschi dell’Etna, 1828

Salvatore scuderi, nato a Viagrande nel 1781, fu professore di economia, commercio ed agricoltura all’Università di Catania, a partire dal 1808. Visse principalmente a Catania, dove morì all’età di cinquantanove anni. La sua formazione e i suoi studi furono principalmente di carattere economico e tecnico-statistico. Tra il 1811 e il 1812 pubblica “Dissertazioni economiche” e “Dissertazioni agrarie”, mentre successivamente, intorno al 1827, viene pubblicato il suo saggio di economia più importante, dal titolo “Principi di civile economia”. Il prof. Salvatore Scuderi viene anche ricordato per aver contribuito, insieme ad altri noti accademici e studiosi catanesi, alla fondazione nel 1824 dell’Accademia Gioenia di Scienze naturali, con lo scopo di promuovere e divulgare gli studi di carattere scientifico e naturalistico condotti sia dai soci che da altri autorevoli studiosi.

Scuderi
Un ritratto del Prof. Scuderi


Nel 1828 viene dato alle stampe lo studio di scuderi sul patrimonio forestale del territorio etneo, con il patrocinio dell’Accademia Gioenia; tale studio era stato sollecitato già nel 1818 dal Direttore Generale del Pubblico Demanio. Il “Trattato dei boschi dell’Etna” è sostanzialmente uno studio di carattere statistico sui boschi etnei, e non di carattere naturalistico o botanico. Risulta di un certo interesse la descrizione che lo studioso fa dei boschi di Adernò e Biancavila e di cui fornisce anche alcuni dati circa la loro estensione; risulta tuttavia abbastanza difficoltoso paragonare tali dati con quelli attuali, perché non si conoscono esattamente i limiti territoriali che Scuderi ha considerato per eseguire le sue stime, dal momento che i limiti amministrativi comunali attuali del territorio adranita e Biancavillese risultano diversi rispetto a quelli del terzo decennio dell’800. L’autore usa l’unità di misura allora in vigore, ovvero la salma siciliana, per la stima delle superfici occupate dalle varie essenze boschive; si tenga conto che una salma equivale a 3,429 ettari (mq 34. 297,44). Dopo aver descritto i boschi di Adernò e Biancavilla, lo studioso tratta brevemente anche di un’area boschiva sita presso il Simeto, tra i territori di Adernò e Bronte, di proprietà del Monastero di Santa Lucia di Adernò e oggi non più esistente. La presenza di tale bosco dimostra che, ancora nei primi decenni dell’Ottocento, i boschi etnei si estendevano, in alcune zone, fino a lambire le sponde del Simeto a quote molto basse.

BOSCO DI ADERNÒ E BIANCAVILLA
Egli è questo per avventura uno de’ migliori e dei più rari boschi della regione selvosa, ove si miri all’estensione del suolo, alla quantità e varietà dei suoi alberi, e alla sua vigorosa e florida vegetazione. Perciocchè, toccando per ovest il confine del bosco di Bronte, e per est quello del bosco di Paternò, percorre in lunghezza uno spazio di miglia otto, e dilatandosi fino alla terza regione per nord, ed a’ vigneti della region piemontese per sud, segna una linea di miglia cinque. E in così vasto spazio sorgon di tratto in tratto molti estinti vulcani, che vuoto alcuno o menomazione non cagionano all’integrità di quelle foltissime selve, coverti come sono di più maniere di alberi, da cima a piede. Onde non è da meravigliare, se possono in esse noverarsi 397,120 pini selvatici, 154,228 querci ed elci, e 6845 faggi: il che non è al certo frequente nelle altre selve dell’Etna. Ora, se la superficie di quel suolo scemata direi quasi non fosse dalle lave, ben più copiosa produzione darebbe; sendochè i terreni superstiti, accogliendo fra le ghiaje e le ceneri volcaniche molti elementi di argilla, e, che più importa, molte sostanze in istato di decomposizione, in sommo grado idonei riescono alla fecondazione delle piante. Ma perchè più distinta contezza se ne abbia, egli è d’uopo avvertire, che quella superficie estesa salme 3843 è da distribuirsi come segue:

Lave…………………………….Salme 1124

Terreno senza alberi……..Salm. 457

Terreno a querci ed elci….Salm. 1062

Terreno a pini selvatici…..Salm. 1150

Terreno a faggi………………Salm. 50

Totale…………………………..Salm. 3843

Gli abitanti sì di Adernò che di Biancavilla van tuttodì in questo bosco, onde quei dritti d’uso esercitarvi, che cennato abbiam per gli altri boschi in prò di altri municipj. Costoro han con particolar nome significato alcune parti di esso, com’è a dire: Ruvolita, Paolofiorito, Feliciusa, Pirainita, Pinita, ed altri. Poca è poi la distanza da esso bosco a’ mentovati comuni; ma molta, e da miglia venti in venticinque, fino al mare. Ne è proprietario il Principe di Paternò.

BOSCO DI SANTALUCIA
All’occidente del bosco pur or divisato, a poca distanza dalle sponde del Simeto, e al sud del territorio di Bronte evvi il bosco di Santalucia, pertinente al Monastero di questo nome eretto da più tempo nella città di Adernò. Ben è, a dir vero, questo bosco da riguardarsi qual continuazione de’ boschi ad esso limitrofi e per la sua posizione, varietà e natura del suolo, e per l’essenza degli alberi e per le altre condizioni boschive: e ancor più, se pongasi mente che delle poche salme 325, cui giunge tutta la sua superficie, salme 50 son pure lave, e salme 275 terreni a selve di roveri e di elci. Che se pur vi abbia cosa, che meriti particolare osservazione, ella è che a malgrado la sua picciolezza, nudre tal copia di robuste querci e di elci vigorosissime, che sormontano a 20, 232: argomento ancor questo non equivoco della prodigiosa feracità delle terre volcaniche in alberi indigeni e selvani. (Salvatore Scuderi, Trattato dei boschi dell’Etna, 1828)

 

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