Filippo Cluverius

Sicilia antiqua, 1619

Philipp C. Klüver, detto anche Cluverio o Cluverius, può essere considerato uno dei padri fondatori della geografia storica. Nato a Danzica in Polonia nel 1580, dopo aver studiato giurisprudenza a Leida per un certo periodo, si dedicò successivamente agli studi di storia antica, per la quale aveva sempre mostrato una particolare inclinazione, nonostante la contrarietà del padre. Tra il primo e il secondo decennio del Seicento, viaggiò spesso recandosi in diverse parti d’Europa: visitò la Germania, l’Ungheria e soggiornò anche in Boemia. Grazie all’appoggio della madre, viaggiò anche in Francia, Scozia, Italia e in Sicilia, attirato in particolare dallo studio delle antiche vestigia e dai siti delle città dell’età greca e romana.

Il frontespizio dell’opera “Sicilia antiqua” del 1619

Il famoso geografo visitò la Sicilia nel 1618, e ne attraversò il territorio per circa due mesi, studiando i vari siti ove sorgevano i resti degli antichi insediamenti e riuscendo così, attraverso il confronto con gli scritti di diversi autori greci e romani, a ricostruire la topografia antica della Sicilia. Nel 1619 pubblicò una delle opere più importanti, la famosa “Sicilia antiqua” dedicata alla geografia della Sicilia dell’antichità. L’opera fu anche corredata di una mappa della regione con i toponimi originali degli insediamenti dell’età antica. Tale volume, ristampato più volte, fu tenuto in grande considerazione da molti studiosi italiani e siciliani fino al secolo XIX e da diversi viaggiatori stranieri che durante il Settecento vennero a visitare la Sicilia e i territori della Magna Grecia. L’illustre geografo morì a Leida nel 1623.
L’edizione di cui viene qui riportato il brano relativo all’antica Adrano è quella stampata nel 1619 a Leida, dunque la prima edizione.

Sicilia Cluverius
Un particolare della carta della Sicilia antica redatta da Cluverius per la sua opera “Sicilia Antiqua”

“La città fortificata di Adrano, ricordata da Diodoro, Silio, Plutarco e Stefano, il popolo ora la chiama Aderno, posta alle radici dell’Etna a circa 7 mila passi da Centuripe. Gli abitanti furono chiamati da Diodoro, Plutarco e Stefano Hadranitae, che Plinio in latino trasformò in Hadranitani: dal vocabolo Drepanum, i Greci chiamarono gli abitanti Drepanitani e anche i latini. Ma in una moneta antica che riporta il Golzio e anche presso Stefano, come vedremo presto, gli abitanti furono chiamati Adranii. Questa parola è scritta senza aspirazione Adrano. Ma deve essere scritta con l’aspirazione, come insegnano gli esemplari di Silio, e a maggior ragione l’autorità di Plinio; che questo nel suo ordine alfabetico riporta fra i vocaboli che iniziano con H, così come è scritto nel lib. III, cap. VIII. (…). Lo stesso Silio nel lib. XIV (…).
Diodoro indica il sito della città, lib. XIIII, con queste parole: <<Dionisio costruì in Sicilia sotto il monte Etna una città che dall’illustre tempio la chiamò Hadranum>>. Venne costruita nel primo anno dopo la 95° olimpiade; dallo stesso Diodoro: nel 400 prima di Cristo.
Il tempio di Adrano, si trovava già prima in quel luogo, come chiaramente mostrano le già citate parole. Il medesimo autore, lib. XVI: <<Dopo ciò Icete, avendo condotto cinque mila soldati fra i migliori dell’esercito contro gli adraniti, si accampò vicino alla città. Timoleonte poi prese alcune cohorti (contingenti) da Tauromenio, e da lì muove, in tutto conducendo non più di mille duecento (soldati). Uscito sul far della notte, il giorno seguente compì il cammino verso Adrano e per caso si imbattè negli icetani>>. Ma Plutarco in Timoleonte mostra più eloquentemente il luogo della città, narrando queste cose: <<Gli adranitani, in verità erano molto pochi, ma si rivolsero al dio Adrano, che era venerato molto religiosamente in tutta la Sicilia; gli abitanti della città fra di loro fecero una sedizione. Dei quali una parte era con Icete e i Cartaginesi, l’altra con Timoleonte. E mentre entrambi s’impegnavano per giungere tempestivamente, per caso avvenne che giunsero nello stesso momento. Icete in verità conduceva cinque mila soldati. Timoleonte invece aveva non più di mille duecento soldati. Con questi muove da Taormina che dista da Adrano 42 mila e cinquecento passi. Durante il primo giorno non viaggiò molto e si accampò. Il giorno dopo, condotta rapidamente la schiera superò molti luoghi impervi, e già nel vespro arrivò. Nella piccola città entrò Icete fino a quando pose il campo>>. Questi luoghi infatti alle radici del monte Etna erano aspri e fessurati dai crateri dell’Etna che impedivano il cammino (…).”
(P. Kluverius, “Sicilia antiqua“, 1619)

 

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