Rocco Pirro

Sicilia sacra, 1647

Rocco Pirro nacque a Noto nel 1577. all’età di ventiquattro anni, già profondo cultore di discipline umanistiche conseguì a Catania il dottorato di Teologia e Giurisprudenza. A Palermo, ove si trasferì successivamente, vestì l’abito ecclesiastico. Per le sue doti di grande cultore di dottrine teologiche e storiche gli venne affidato l’incarico di consultore del Tribunale dell’inquisizione. Nell’ambiente ecclesiastico palermitano il Pirro ebbe modo di maturare una lunga e titolata carriera; nel 1623 fu da Filippo IV nominato Regio Cappellano ed Economo, nonché canonico della Regia Collegiata di S. Pietro.
La profonda conoscenza della storia della Chiesa siciliana gli permise di scrivere buona parte di una monumentale opera sull’origine e lo sviluppo di tutte le chiese dell’isola, che portò il titolo di “Sicilia Sacra”, stampata a Palermo in diverse parti a cominciare dall’anno 1630, e rimasta tuttavia incompiuta nella seconda parte per la morte dell’autore avvenuta nel 1651.
L’opera venne poi ripresa dall’abate Amico e dal Mongitore con aggiunte e correzioni e pubblicata nel 1733. Quest’opera rimane una testimonianza unica sull’origine e il progresso delle istituzioni religiose siciliane, e costituisce oggi un contributo isostituibile per le informazioni che fornisce su di un periodo (dal Medioevo al sec. XVII) in cui il mondo ecclesiastico siciliano era certamente diverso da quello attuale. Anche della città di Adernò possiamo trovare moltissime notizie sulle chiese ed i conventi presenti nel centro urbano o nel territorio durante il sec. XVII, con preziose informazioni circa l’origine di essi. Il testo qui riportato è una traduzione in italiano dell’originale in latino dell’edizione del 1733. Nella traduzione, realizzata con il contributo della prof.ssa Barbagallo (vedi la pagina dei ringraziamenti), data l’oggettiva difficoltà di interpretare alcuni vocaboli o frasi, potrebbero esserci delle leggere differenze rispetto al significato originario attribuito dall’autore.

antiporta Pirro
L’antiporta dell’opera di Rocco Pirro, nell’edizione del 1733

Adrano, oggi Adernò; essa è un’antichissima città ai piedi dell’Etna, sulla quale Plutarco riferirà nel Timoleonte che distava 340 stadi, e che il dio Adrano era tenuto in grande onore da tutta la Sicilia e dove si pensa che sia stato dedicato a questo dio un tempio, dalle rovine in pietra nera, si leggono queste parole scritte in greco: Chisclylus Chrysoli S. Camistratus Ratori F. Niceus. Nell’anno 1303 fu insignita con il titolo di Contea sotto la giurisdizione di Matteo Sclafani; ora sotto il duca di Montalto, Aloisio Moncada, si è ingrandita con 160 abitazioni, e con 5937 abitanti.
L’antica chiesa maggiore di S. Maria della Consolazione si trova vicino alla fortezza della città; in questa vengono somministrati agli abitanti i sacramenti dal Vicario temporaneo (amovibilem). Il 20 gennaio con grande affluenza del popolo vengono venerate le Reliquie del braccio di S. Vincenzo Martire: questo santo è il patrono e protettore di Adernò.
Le reliquie dell’apostolo Pietro sono oggetto di grande venerazione, nell’omonima chiesa nel primo giorno festivo di agosto si tiene la fiera; in questa chiesa affluisce il popolo in giorni stabiliti.
S. Maria della Grazia è un’antichissima chiesa che dista dalla città di Adrano 500 piedi, costruita da Adelasia nipote del re Ruggero, e (alia) in quello stesso luogo la chiesa di S. Filippo ora di Xara, e di S. Giovanni ora delle Sette porte (Septem portis), e i loro diritti furono concessi al Monastero benedettino della Chiesa Cattedrale di S. Agata per diploma nel mese di aprile dell’anno 1134. Noi lo restituiamo integro in quell’anno, in seguito appartenne di diritto ai monaci.
I Domenicani con il titolo del Rosario vissero fuori dalla città nell’anno 1563, ma dall’anno 1593 dentro la città (…).
Gli Agostiniani con il titolo di S. Maria Annunziata un tempo fuori dalla città, ma dall’anno 1585 si trovano dentro la città.
Il convento dei frati minori osservanti di S. Maria di Gesù fu costruito dalla contessa di Adrano nell’anno 1466.
Nell’anno 1605 fu completato in uno spazio pubblico il convento dei Cappuccini con il titolo di S. Francesco, il quale è a 500 passi fuori dalla città.
Sono due i monasteri di suore, il secondo Benedettino di S. Lucia Vergine e Martire edificato nel 1150 fuori dalla città dalla contessa Adelasia, nipote del re Ruggero, e consegnato a Bernardo, vescovo di Catania; grazie alla sua facoltà l’Arcivescovo di Bari lo consacrò il 15 maggio 1159 7° indizione: in questo giorno certamente Adelasia elargì il maggior numero di doni allo stesso monastero, certamente (scilicet) la chiesa di S. Maria, ora di S. Domenica, vicino al fiume Valle delle Muse con i suoi diritti il Casale Bulichiel con 40 villani, questo feudo oggi si chiama di Pulicello, dove in una lapide in pietra nera si possono leggere queste saraceniche parole, in latino: hic in loco fuit casus necis Albugazari Principis Saracenorum; (quì in questo luogo accadde la disgrazia dell’uccisione di Albugazari, principe dei saraceni); elargì anche vigneti, uliveti e mulini; dai redditi di questi beni queste suore pagano i diritti annui alle altre (suore) dello stesso nome di S. Lucia Catana (…). Ma nell’anno 1585 furono trasferite all’interno di Adrano presso la chiesa di S. Pietro, dove, per 12 anni, vissero tra pareti anguste, poi nella casa di Cesare Garofalo, nobile di Adrano, dopo altri 15 anni questo luogo fu chiamato Il Piano delle Rose, dove oggi si trovano, dall’anno 1596 Francesco, Principe di Paternò, lo fece abitare grazie alle sue risorse. (Il monastero) delle Clarisse osservanti dell’ordine di S. Framcesco, la cui amministrazione è sottoposta alla giurisdizione provinciale, fu istituito nella sua casa, nell’anno 1607, dagli adraniti Thoma e da Agata moglie di Bruno.
È di Adrano l’eremita Nicola, che condusse una vita molto santa ai piedi del monte etneo al tempo del re Guglielmo II. (…) dopo la sua morte (…) il 17 agosto ad Arcaria, città della diocesi di Messina, dove, con la compiacenza del pontefice Giulio II, viene venerato con grande solennità. (Vedi la vita di S. Nicola illustrata dal Cajetani Tom. 2. SS. Sicul. f. 180)
(Rocco Pirro, Sicilia sacra, 1647; 2° ed. 1733)

 

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