Diodoro siculo

Biblioteca historica, I sec. a. C.

Diodoro Siculo nacque ad Agyrion (Agira) nel primo decennio del sec. I a.C. Dedicò la maggior parte della sua vita alla realizzazione di una monumentale storia universale dal titolo ‘”Biblioteca”. Infatti, viaggiò a lungo in Asia e in Europa e dimorò a Roma per ricercare documenti presso biblioteche e archivi. Secondo la critica, la capacità di Diodoro Siculo come storico fu piuttosto limitata, ma tuttavia egli ebbe il merito di aver trascritto fedelmente parti di opere poi andate disperse, che grazie proprio a Diodoro si sono in parte conservate e che sono oggi molto importanti per la storia.
La “Biblioteca historica” era composta da quaranta libri, la cui trattazione iniziava dalla preistoria ed arrivava al principio della guerra gallica. Purtroppo di essa ci sono giunti interi solo alcuni libri, mentre dei testi perduti ci rimangono solo alcuni frammenti. Si sono comunque quasi del tutto conservati i primi cinque libri e tutta la seconda deca (dal XI al XX); nel libro XVI Diodoro ci narra della famosa battaglia di Adrano, avvenuta nel 344 a.C. e considerata da molti studiosi un evento storico assai significativo per la Sicilia greca ed anche per la città di Adranon e i suoi abitanti, poiché, grazie alla vittoria del generale Timoleonte su Iceta e il suo esercito, iniziò un periodo di relativa prosperità sociale ed economica, con il ripristino della democrazia al governo delle varie città siceliote. Leggeremo pertanto questa parte del libro XVI scritta da Diodoro sulla battaglia di Adrano, che potremo anche confrontare con quanto ha scritto successivamente lo storico Plutarco sullo stesso evento. La versione che ho consultato è quella in traduzione italiana in una edizione piuttosto vecchia, del 1821, curata dal “Cav. Compagnoni”.

Frontespizio di una edizione cinquecentesca della “Bibliotheca historica” di Diodoro siculo

“Ma Timoleone giunto a Reggio tre giorni dopo che Siracusa era stata ricuperata, erasi ancorato nel porto vicino a quella città. Erano allora giunte ivi venti triremi cartaginesi; e mentre que’ di Reggio, faorevoli alla impresa di Timoleonte, chiamato il popolo a concione, stavano deliberando come condurre l’affare, i Peni credendo d’aver persuaso Timoleone a ritornarsi a casa, tenevano le sentinelle all’intorno delle stazioni con assai trascuranza. Per lo che Timoleone senza mostrare segno alcuno di pensare a fuggirsi, assisteva tranquillamente all’adunanza; ma intanto avea ordinato a nove delle sue navi, che prestamente uscissero, facendo vela di là. Poi, mentre ebbe veduti i cartaginesi distratti ne’ discorsi di que’ di Reggio, tenuti ad arte anche più lunghi, nascostamente entrato nella nave ch’era rimasta, con grande sveltezza si mise in alto mare. Ingannati da questo stratagemma i Cartaginesi cercarono d’inseguirlo, ma egli avea già preso vantaggio; e facendosi notte si ricovrò co’ suoi in Tauromenio. Andromaco, principe di quella città, stato costantemente attaccato agl’interessi de’ Siracusani, accolse benignamente lui e i suoi; né poco contribuì a sottrarli dalla forza di chi gl’inseguiva. In questo mezzo Iceta con cinque mila uomini, fior di gente, era andato contro gli Adraniti, e si era accampato presso la loro città. Timoleone avute alcune coorti da Tauromenio, ne partì conducendo seco non più di mille uomini in tutto. Prese egli a marciare nell’imbrunir della notte, e il dì seguente fu presso Adrana, ove giunto addosso alla gente d’Iceta, che nulla s’aspettava di ciò, ed allora era intesa a mangiare, più di trecento uomini ne uccise, e seicento ne fece prigionieri, occupandone gli accampamenti. E a questo stratagemma unendo anche un altro, marciò rapidamente a Siracusa; e all’improvviso v’entrò dentro, tanta celerità in ciò usando, che vi giunse prima di quelli, che volti in fuga per la rotta, che abbiamo accennata, s’erano mossi a ripararsi colà. Questo è ciò che accadde quell’anno”. (“Biblioteca Historica“, libro XVI, cap. XIV.)

 

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