Virgilio

Eneide, I sec. a.C.
Publio Virgilio Marone nacque in un villaggio presso Mantova, nel 70 a.C. e mori a Brindisi nel 19 a.C. Compì i suoi studi in diverse città, tra cui Cremona, Milano ed infine Roma. Finiti gli studi si dedicò molto alla filosofia ed a Napoli ebbe molti contatti con l’epicureo Sirene. Nella villa di quest’ultimo Virgilio ebbe modo di conoscere alcuni illustri rappresentanti della cultura del tempo.
Virgilio eccelse anche come poeta; tra le opere più importanti ricordiamo: le ”Bucoliche”, le ”Georgiche”, “L’Eneide”‘.

Dei Palici per Virgilio
Gli dei “Palici” in una stampa del sec. XVI

Nel nono libro dell’Eneide si fa riferimento ad una specie di santuario (ara) dedicato agli dei Palici, che secondo il mito erano due fratelli gemelli figli del dio indigeno Adrano; alcuni studiosi dell’Ottocento (come Salvatore Petronio Russo) ritennero che tale santuario potesse essere localizzato presso il Simeto, non distante dal sito dell’antica città sicula del Mendolito. Considero comunque importante che in un’opera di grande fama e valore come l’Eneide esista un riferimento così esplicito al territorio di Adrano. Il grande poeta inoltre cita un bosco, dedicato a Marte, vicino all’ara dei Palici, ove venne addestrato il figlio di Arcente.
Il brano qui riportato è stato ripreso da una vecchia edizione del 1809, con la traduzione a cura di Clemente Bondi, per i tipi veneziani di Tommaso Bettinelli. Viene anche allegata in calce una semplice parafrasi del testo, al fine di comprenderne più facilmente il significato.

“Stava fra gli altri in su le mura il figlio
d’Arcente, insigne di bellezza, adorno
d’armi leggiadre, e ricamata avea
di ferrigno color clamide ibera.
Avealo il padre a guerreggiar mandato,
entro il bosco educatolo di Marte,
lungo il Semeto, ove la ricca sorge
sacra a’ Palici Dei placabil ara.
Mezenzio il vide, e deponendo l’armi
prese la fionda stridula, e tre volte
la volse in giro, e vibrò il colpo. Vola
l’acceso piombo, e al giovane la fronte
percosse, e morto lo distese a terra.
(Virgilio, Eneide, Libro IX, I sec. a.C.)

“Faceva la guardia all’accampamento troiano il figlio di Arcente, egregiamente armato con un mantello ricamato e splendente di porpora iberica, bello d’aspetto, che il padre Arcente aveva inviato ad Enea, dopo averlo educato al bosco di Marte, nei pressi del Simeto, dove sorge l’ara placabile degli dei Palici (città del Mendolito ?).
Mezenzio in persona, avendolo notato, messe da parte le aste, fatta girare la correggia tre volte intorno al capo, lanciò la stridente fionda e spaccò a metà la fronte del giovane col piombo riscaldato e lo distese sull’abbondante sabbia.”

 

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