Vito Maria Amico

Dizionario topografico della Sicilia, 1757

Vito Maria Amico nacque a Catania nel 1697. Votatosi all’ordine benedettino all’età di sedici anni, egli si dedicò sin dall’inizio allo studio della storia e dell’archeologia di Sicilia.
Il giovane studioso sapeva come passare le sue ore all’interno del suo monastero e, quando non era occupato ad impartire lezioni di dottrine teologiche e filosofiche ai novizi del suo ordine, leggeva le opere degli scrittori classici o degli storici dei secoli passati. Una di queste opere, la “Sicilia Sacra” di Rocco Pirro, venne da lui (insieme al Mongitore) interamente rivista e corretta e quindi data alle stampe nel 1733.

Ritratto dell’abate Vito Maria Amico


Nel 1757, quando già aveva avuto l’incarico di insegnare storia civile nell’Università di Catania e di curare anche la biblioteca di tale istituto, venne elevato alla carica di abate. Proprio in quell’anno venne stampata per la prima volta la sua opera più importante, il famoso “Lexicon Topographicum Siculum”, ancora oggi tenuta in gran considerazione dagli studiosi di storia siciliana. Questo dizionario di tutti i luoghi della Sicilia è suddiviso al suo interno secondo l’antica tripartizione delle valli siciliane (Val Demone, Val di Noto, Val di Mazara). Quest’opera rimase per lungo tempo un valido strumento di consultazione a carattere storico-geografico sulla Sicilia; soltanto alla metà dell’Ottocento, cioè circa un secolo dopo, Gioacchino Di marzo tradusse la prima versione latina dell’abate Amico in italiano, aggiungendo in nota alcuni parziali aggiornamenti. L’illustre studioso benedettino si spense all’età di sessantacinque anni, nel 1762.
Piuttosto ampia e dettagliata la descrizione che l’autore dedica alla città di Adernò, di cui qui vengono riportati diversi brani.

Frontespizio del terzo tomo dell’opera “Lexicon topographicum siculum” di Vito Amico. L’intera opera digitalizzata è disponibile si Google Libri.

 

Adernò. Adernio, dai Siciliani Adernò, sorge sotto il monte Etna nei colli sopra il Simeto a sud – ovest, fu costruita secondo diodoro lib. 13 da dionisio tiranno di Siracusa;(…). Abitavano gli adraniti una terra piccola è vero, ma consacrata al dio Adrano venerato in tutta Sicilia. (…). Presso quel tempio sorgeva un giorno Adrano, ma l’attuale città credersi sollevarsi in un più largo spazio: fiorì al certo non ultima tra le altre. (…).
Sorgeva al tempo dei saraceni, come costa da una pietra non lungi dalla chiesa di S. Domenico segnata di caratteri arabi, di cui si ha interpretazione appo il Pirri. Non ignobile fioriva sotto i principi normanni, e spesso viene encomiata Adelasia contessa del luogo, nipote del conte Ruggero; dicono essere stata allora fabbricata quella torre gigantesca che occorre di tutte la prima nella descrizione di Adernò; è quadrilatera , elevasi a 300 cubiti, munita di esteso bastione con un ponte : le basse interne camere erano destinate ai malfattori, i piani superiori a tre ordini presentavano un giorno sale magnifiche ; oggi però più non sono in stato di potere abitarsi. Non distante dalla torre è il tempio principale verso occidente dedicato a Maria Assunta, ampio decentissimo , che da pochi anni minacciando ruina fu in forma più solida ristaurato con nave ed assidi; è l’unico parrocchiale. Adorno di un collegio canonico.(…) Nella piazza dinanzi il tempio larga e spaziosa, sorge il pretorio civile dove esercitano il diritto i magistrati e i consultori.(…).
Le altri parti della città si hanno le loro chiese che dicono filiali, dove amministransi i sacramenti a comodo degli abitanti, delle quali la principale sul centro quella di S. Pietro patrono del paese, bella per l’eleganza dell’edificio e gli interni ornati; ne è magnifica la cappella del S. Apostolo; sono decorati gli altari di antiche nobili pitture del famoso Zoppo di Gangi; una solenne festa vi si celebra con gran pompa e fiere il dì primo di agosto. Nell’altra parte, ossia la terza, amministra i sacramenti la chiesa del SS. Salvatore, anch’essa maestosa, e posta verso oriente, presso alla quale al giorno d’oggi è la casa degli esercizii spirituali; è la quarta detta di S. Leonardo vescovo, verso nord-est. Oltre di queste merita attenzione, la chiesa di S. Maria della catena, elegantemente costruita a pubbliche spese e convenientemente dotata, dove ogni anno ai 5 di agosto con gaudio universale degli abitanti, sciolgonsi i voti a Maria come a patrona; non che quella di S. Nicola anacoreta cittadino di Adernò, fabbricata come è fama nel luogo stesso dove nacque; sono 12 le altre minori colle confraternite.
Tra i monasteri di donne viene il primo quello di S. Lucia V. e M. Fondato fuori il paese dalla contessa Adelasia nel 1150, impinguatosi largamente di beni e di rendite; videro i nostri maggiore parte della comunità condotta in Catania a stabilirvisi sotto il titolo della stessa santa: restano nel territorio di Adrano ruderi del monastero e della chiesa, consacrata nel 1159 dall’ arcivescovo di bari, poichè trasferito nel 1596 nel piano delle rose alla parte australe del paese, quivi sorge magnifico; occupa il mezzo la chiesa, ed ai fianchi da oriente ad occaso stendonsi in un lungo spazio entrambi gli edilizii, attirandosi l’ammirazione dei forestieri. (…).
Registraronsi nel secolo XVI 800 case, 6438 anime colle terre vicine di biancavilla e centorbi; nell’anno 1652 1127 abitazioni, 5933 abitanti, nel 1712 case 1520, 5191 cittadini, ed ultimamente 7325. Si appartiene la città alla comarca di randazzo.
L’esteso territorio verso le montuose falde del Mongibello, comprende non poco spazio d’un bosco che volge ad occidente, dove sono in gran copia pineti, querceti, alberi altissimi ed annosi, talchè di grandi seghe mosse dalla forza delle acque adopransi a tagliarli, a comodo della circostante contrada, o campi piantati a vigne ed alberi fruttiferi, e lietissime pasture; ingolfandosi poi il territorio alle radici del monte, abbraccia le rive del Simeto, abbondante in oliveti, biade, ortaggi, e ricco in acque produce buonissime messi, corrispondendo al sudor dell’agricoltore. Biancavilla e centorbi si spettano alla giurisdizione di Adrano, entrambe non di poca celebrità: diremo della prima in Val di Noto, a suo luogo ora dell’altra. Degna inoltre è da vedersi, come antico monumento, la città o il luogo difeso dagli schiavi verso occidente, poco prima il passaggio del Simeto, dove è un ponte di pietra detto di Carcaci dal villaggio vicino; di dugento passi di circuito, è difesa d’una fossa scavata tra i massi dell’Etna, dagli altri lati munita d’un muro levato della pietra stessa senza opera di calce; coll’artificio e l’industria medesima sono compattati i tugurii, di che dentro ogni parte della fossa occorrono dei frammenti di tegole: mostrerò altrove dover questi ruderi attribuirsi ai tempi della guerra servile, parlando di Paternò, nel di cui territorio rimane non dissimile vestigio di quell’età. Non qui è a tacere dell’antica chiesa dedicata a S. Domenico nello stesso territorio, nel campo Policello, memorata da Adelasia nel diploma, in cui segnò le terre ad uso delle monache S. Lucia , di che donò il monastero nel 1150; credesi esservi rimasta un’antica memoria della superstiziosa religione, consacrata alle muse, perlochè appellasi il luogo valle della musa : (…). Ed il Pirri che parlando della sudetta chiesa di S. Domenico e di Policello, ivi su nera pietra, scrive, queste saraceniche voci si leggono latinamente: <<quivi su questo luogo avvenne la morte di Albugazaro principe dei saraceni>>.”

( Vito Maria Amico, Dizionario topografico di Sicilia ,1757 )

 

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