Plinio il Vecchio

Naturalis Historia, I sec. d.C.

 

Plinio il vecchio fu uno scrittore e naturalista romano. Nato nel 23 d.C., morì all’età di 56 anni probabilmente vicino Stabia, sopra una delle sue navi mentre tentava di osservare il più vicino possibile la grande eruzione del Vesuvio del 79, che causò la distruzione di Pompei ed Ercolano.


Plinio il vecchio, frontespizio della “naturalis historia”, edizione di Melchiorre Sessa e Pietro Ravani, Venezia, 1525

La sua monumentale opera in 37 libri, la “Naturalis Historia”, è una trattazione di moltissimi argomenti di vario genere, e sopratutto di carattere naturalistico, tecnico e geografico; per tanto tempo (fino al Rinascimento) gli studiosi di materie scientifiche continuarono a considerarla un testo importante da consultare.
L’opera non contiene descrizioni su Adrano o il suo territorio, ma nel terzo libro, in cui l’autore si sofferma a trattare di alcuni aspetti della Sicilia, vi è riportato un elenco di città siciliane tra cui figura anche Adrano. La notizia importante che contiene questo riferimento alla nostra città è che quest’ultima viene citata dall’autore come città non di diritto latino, ma tributaria (o “stipendiaria”), quindi come città assoggettata a tributi imposti dall’amministrazione romana.
Esistono numerose traduzioni in italiano della “Naturalis Historia”, anche dei secoli scorsi; in questo caso ho riportato una delle traduzioni che è possibile reperire facilmente sulla rete (studenti.it), limitatamente ai paragrafi 89, 90 e 91.

“…il monte Etna, mirabile per i bagliori notturni. Il suo Cratere si stende con un giro di venti stadi; la cenere ardente arriva fino a Taormina e Catania, il calore poi fino a Maroneo e ai colli Gemelli. [89] Tre scogli dei Ciclopi, il porto di Ulisse, la colonia Catina, i fiumi Simeto, Teria. All’interno i campi Lestrigoni. Le città di Leontini, Megara, il fiume Pantagie, la colonia di Siracusa con la fonte Aretusa, sebbene anche le fonti Temeniti e l’Archidemia e la Magea e Cyane e Milichie, sono bevute nel territorio Siracusano, il porto Naustatmo, il fiume Eloro, il promontorio Pachino, da cui nella parte anteriore della Sicilia il fiume Irmino, la città di Camarina, il fiume Gela, la città di Agragas, che i nostri chiamarono Agrigento, [90] la colonia di Terme, i fiumi Acate, Mazara, Ipsa, Selino, la città di Lilibeo, da cui il promontorio, Drepana, il monte Erice, la città di Palermo, Solo, Imera col fiume, Cefaledi, Aluntio, Agatirno, la colonia di Tindari, la città di Mile e da dove abbiamo iniziato Peloria. [91] All’interno poi di diritto latino i Centuripini, i Netini, Segestani, gli Assorini tributari, (insieme a) gli Etnensi, gli Agirini, Acestei, Acrensi, Bidini, Citarini, Drepanitani, Ergetini, Echetliensi, Ericini, Entellini, Enini, Egguini, Gelani, Galacteni, Alesini, Ennensi, Iblensi, Erbitensi, Erbitensi, Erbessensi, Erulensi, Alicuensi, Adranitani, Imacarensi, Ipanensi, Ietensi, Mutustratini, Magellini, Murgentini, Muticensi, Menanini, Naxi, Noini, Petrini, Paropini, Fintiensi, Semelitani, Scherini, Selinunti, Simezii, Talarensi, Tissinensi, Triocalini, Tiracinensi, gli Zanclei (della zona) dei Messinesi.” (Plinio il Vecchio, Naturalis historia, I sec. d.C.)

 

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