Palazzo Palermo – Sanfilippo

Particolare della volta decorata del salone del Palazzo Palermo - Sanfilippo

Breve cronistoria di una ricerca per la tesi di laurea di Alfredo La Manna e Giuseppe Marcellino (1995)

Questa ricerca è stata realizzata dal sottoscritto insieme all’amico architetto Giuseppe Marcellino negli anni 1993-94, e faceva parte del lavoro svolto per la nostra tesi di laurea, il cui oggetto di studio fondamentale è stato il rilievo architettonico ed analisi storica del palazzo settecentesco di via S. Antonino – Via Stancampiano, di proprietà del dott. Mario Ciancio Sanfilippo. La tesi è stata discussa nel novembre del 1995 (giorno sette), presso l’aula magna della facoltà di architettura di Firenze.

Una vista in scorcio da Via S. Antonino del palazzo Palermo Sanfilippo


Tutto il lavoro presentato (oltre quaranta elaborati grafici, per la maggior parte eliografie acquerellate ottenute da lucidi disegnati manualmente da noi) è stato apprezzato abbastanza bene dalla commissione, ma la parte relativa alla ricerca storica è stata a mio avviso poco considerata, anche perché non abbiamo avuto molto tempo per discutere sulla storia dell’edificio, e, ad eccezione del nostro relatore, (il prof. Marco Jaff) nessuno della commissione sapeva qualcosa del nostro lavoro di ricerca.
L’analisi storica è iniziata contestualmente al lavoro di rilievo architettonico, ed ha richiesto circa un anno di tempo (soprattutto nel ’94, ma in maniera intermittente), mentre il rilievo e la restituzione grafica, ovvero la redazione di tutti gli elaborati grafici è proseguito anche nel ’95, per concludersi definitivamente verso la fine dell’estate di quell’anno, dopo le ultime revisioni col sopraddetto prof. Jaff.
Questo studio sulla storia dell’edificio, pur con tutti i limiti che esso presenta, merita almeno un riconoscimento: è stato infatti interamente condotto sulla base di fonti e documenti di prima mano, reperiti per lo più in alcuni dei più importanti archivi del nostro territorio, dall’archivio del Comune (ancora gestito allora dal preziosissimo rev. Padre Sidoti, la cui mancanza, negli anni successivi, sarà una grande sfortuna per l’archivio stesso), all’archivio di stato di Palermo. Non sarebbe del resto stato possibile usare fonti di seconda mano, ovvero studi condotti da altri, perché non si sapeva quasi nulla sulla storia dell’edificio. Nessuno degli studiosi locali aveva del resto condotto ricerche specifiche al riguardo e noi all’inizio non sapevamo nemmeno a chi fosse appartenuto il palazzo nel ‘700. Nella fase iniziale della nostra ricerca ci sono state tuttavia molto preziose alcune indicazioni dateci dal prof. Ronsisvalle, che ci hanno indirizzato sulla strada giusta.
Dai documenti ritrovati è stato possibile comporre varie informazioni sia sulla famiglia a cui è appartenuto nel Sette-Ottocento, sia sulle trasformazioni e sui lavori in esso condotti, in modo da assemblare un quadro progressivamente più chiaro su tutta la storia dell’edificio.
Dopo aver discusso la tesi, nel mese di dicembre dello stesso anno ci venne data l’opportunità di esporre tutte le tavole del rilievo anche nei locali del complesso di S. Domenico, ad Adrano, grazie all’interessamento del prof. Pietro Scalisi (mio zio materno), mostra che destò un certo interesse ed alla cui inaugurazione partecipò anche il dott. Mario Ciancio Sanfilippo, proprietario dell’immobile, che in quell’oc­casione, oltre a ricevere da parte mia e del mio amico Marcellino i ringraziamenti per averci concesso il permesso di entrare nell’edificio per circa due anni, gli venne consegnata una copia integrale dei nostri elaborati, compreso la nostra relazione storica.
In tempi più recenti, nei locali del Circolo Democratico di Piazza S. Pietro, grazie all’interessamento dell’amico prof. Pietro Spitaleri Perdicaro e del dott. Scarvaglieri, presidente dell’Associazione, venne organizzata una conferenza sulla storia del palazzo, dal titolo: “Palazzo Palermo-Sanfilippo – Storia di un’antica fabbrica settecentesca”, di cui fui relatore, presentando al pubblico una sintesi della relazione storica ma questa volta in una nuova veste multimediale.

Sintesi sulla storia di palazzo Palermo-Sanfilippo

Ubicato proprio nel centro storico di Adrano, il palazzo confina dal lato meri­dionale con via S. Antonino e dal lato orientale con via Stancampiano. Tre sono i motivi per cui esso è meritevole di attenzione:

  1. Le dimensioni notevoli che presenta; infatti esso si estende su una superficie di oltre 500 metri quadri, e fino ad oggi è uno degli edifici di maggior mole del quartiere del Salvatore.

  2. Le sue qualità spaziali e architettoniche, che lo caratterizzano, sia da un punto di vista tipologico che da un punto di vista estetico.

  3. La complessa storia di cui è stato protagonista, insieme alle famiglie che lo hanno abitato, nei tempi passati.

Dalle ricerche da noi condotte negli anni 1993-’94, sono emerse molte notizie interessanti sulla sua storia.
La più vecchia descrizione di questo edificio che ci è stato possibile trovare risale al 1755, essa ci proviene da un singolare documento denominato “rivelo”, ovvero una specie di dichiarazione di tutti i possedimenti, redatta dall’allora proprietaria del palazzo, la signora Angela Palermo. La signora descrive il suo palazzo come una “…casa solerata con suo porticato, scala ed astaco, (la corte) consistente in numero dieci corpi, cioè quattro soprani riposto ed alcova, e sei sottani in uno dei quali vi esistono numero quindici botti per uso di detta rivelante, quale casa serve per uso di sua propria abitazione…”.
Successivamente nel 1789 da un altro documento simile ricaviamo un’altra interessante descrizione dell’edificio. Questa volta è il nipote della signora Angela Palermo, il barone Ercole Palermo, il quale dichiara di abitare “…una casa solerata sita e posta in questa suddetta città e quartiere del SS. Salvatore, confinante con la casa del reverendo (…) Stefano Dell’Aquila, e vie pubbliche, quale casa consiste al di sopra in numero otto camere oltre la cucina, e camerini, ed al di sotto in più officine, serve per (…) esso predetto rivelante e sua famiglia…”.
Come si può notare da quest’ultima descrizione, il palazzo è già composto da un maggior numero di ambienti, e quindi come si può immaginare, ad un rafforzamento sociale ed economico della famiglia Palermo, nell’arco di circa trent’anni, (in tale periodo la famiglia acquisì il titolo di barone) corrispose un accrescimento del palazzo.
In questo periodo, e più precisamente intorno al 1770-’71, come risulta da alcuni atti notarili, sappiamo che vennero eseguiti alcuni importanti lavori nel palazzo: la realizzazione dello “scalone” principale che conduceva al piano nobile (il primo piano), una pregevole scala in pietra lavica realizzata nel cortile del palazzo; la decorazione delle volte negli ambienti di rappresentanza, ad opera di maestranze palermitane; la realizzazione degli infissi interni ed esterni, ovvero del portone, delle finestre e delle porte interne.

Particolare del portale dell’ingresso principale del palazzo; disegno originale a china in scala 1:10

Il palazzo venne sicuramente abitato dalla famiglia baronale fino al 1820. in quell’anno però il proprietario del palazzo, il barone Francesco Palermo, (figlio di Ercole) morì in uno scontro a fuoco nei pressi di Bronte, come capitano di una guarnigione della forza borbonica, a seguito di un violento conflitto con i rivoltosi di quella città.
F
ino al 1850 il palazzo rimase di certo di proprietà della famiglia Palermo, successivamente esso appartenne, per un breve periodo, ad un “massaro”, ovvero ad un contadino possidente, il quale si occupò di far costruire il pozzo (1870) nel cortile dell’edificio.
Alla fine dell’Ottocento il fabbricato divenne di proprietà del cavaliere Emanuele Sanfilippo, il quale nei primi anni del ‘900 ingrandì il palazzo sia in estensione che in elevazione, inglobando anche l’area di un modesto fabbricato confinante.
In sintesi è questa la storia dell’edificio: i pregevoli stucchi delle volte dei saloni principali, le eleganti opere di intaglio della pietra lavica nelle membrature architettoniche esterne (portale principale, balconi, finestre, paraste d’angolo), il grande scalone della corte, testimoniano ancora oggi dell’antico splendore settecentesco dell’edificio e della nobile storia che conserva.

Alfredo La Manna

 

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