La mappa di Adernò del catasto borbonico

Una stampa che illustra una eruzione dell'Etna del 1787. Didascalia originale: "Prospetto occidentale dell'Etna, in cui vedesi l'eruzione sortita dal sommo cratere li 17 luglio 1787". La città raffigurata in basso è Aderno. La stampa, a firma di Antonio Zacco incisore di Catania è allegata al volume di Giuseppe Recupero "Storia naturale e generale dell'Etna", 1815

Negli studi di storia urbana, la documentazione cartografica fornisce allo studioso un contributo insostituibile nell’analisi delle trasformazioni del tessuto urbano di una città.
Il rilievo planimetrico a scala urbana più vecchio della città di Adernò risale alla metà dell’800: si tratta di una mappa realizzata per la redazione del catasto siciliano in età borbonica. La realizzazione del nuovo catasto in Sicilia ebbe inizio con la cosiddetta “Rettificazione del catasto fondiario siciliano”, iniziata a partire dal 1833, con lo scopo di aggiornare e approfondire le conoscenze del patrimonio immobiliare siciliano e poter disporre di una più oggettiva base imponibile ai fini fiscali.
In base alle nuove norme emanate dal governo borbonico per la “Rettificazione” del catasto fondiario, era necessario redigere il rilievo planimetrico di ogni territorio comunale e del relativo centro abitato. Tra il quarto ed il quinto decennio dell’800, in Sicilia vennero eseguiti moltissimi rilievi planimetrici che portarono alla redazione di oltre 400 mappe, sia a scala urbana che territoriale.
L’amministrazione borbonica conferì la carica di direttore generale e coordinatore di tutte le operazioni di rettifica del catasto al marchese Vincenzo Mortillaro di Villarena, uomo di grande erudizione e dalla preparazione vasta ed enciclopedica, che portò a termine il suo incarico verso il 1853.
Secondo le direttive emanate dall’amministrazione borbonica, per ciascun territorio da rilevare doveva costituirsi una apposita commissione formata dai tecnici che dovevano eseguire il rilievo e la restituzione grafica delle mappe e da alcuni funzionari: il funzionario responsabile dei lavori della commissione, denominato “Controloro”, aveva il compito di coordinare e dirigere tutte le operazioni; della commissione facevano parte anche altri membri sia forestieri sia residenti nel Comune. Le mappe ultimate, dovevano essere controfirmate da alcuni dei funzionari componenti la commissione, primo fra tutti il “Controloro”.
In tempi recenti tutta la raccolta delle mappe, rimasta agli eredi del marchese Mortillaro, venne acquistata dalla Regione Siciliana, a cura dell’Assessorato ai beni Culturali ed attualmente è conservata presso il Centro Regionale per l’Inventario e la Documentazione grafica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva, (CRicd) con sede a Palermo. Tutto l’insieme è costituito da 424 mappe, in parte a scala territoriale ed in parte a scala urbana, e da due carte generali della Sicilia.
Le informazioni di base che doveva contenere ogni mappa (non sempre presenti in tutte le mappe) erano la data del rilievo, l’orientamento, la scala di rappresentazione e le unità di misura adottate. La tecnica grafica utilizzata era basata sul disegno a china con opportuni pennini e con campiture colorate a pastello o ad acquerello. Il supporto più frequentemente utilizzato per il disegno era solitamente costituito da fogli di cartoncino rinforzati sul retro da uno strato leggero in tela.
Le carte allegate alla Rettificazione, sia quelle relative ai territori comunali che quelle dedicate ai centri urbani, presentano standard qualitativi piuttosto diversificati dal punto di vista della precisione topografica, dei metodi adottati per il rilievo, della qualità grafica generale nonché dalla quantità e precisione delle informazioni a corredo. La situazione politico-sociale instabile, soprattutto per i moti popolari antiborbonici e le azioni di repressione del governo, contribuirono in senso negativo su tutte le operazioni di redazione dei rilievi e delle carte, ma altri fattori influirono sulla qualità delle mappe, quali ad esempio il livello e il tipo di preparazione dei tecnici, la reale disponibilità di tempo e di strumentazione adeguata ed il contesto in cui il personale si trovò ad operare.
La commissione che si occupò di redigere le due mappe di Adernò, di cui una dedicata al centro urbano dal titolo “Fabbricato di Adernò” e l’altra al rilievo del territorio, dal titolo “Territorio di Adernò”, era formata dall’architetto Innocenzo Spampinato, dai commissari Gaetano Moltalto (di Adernò), Giuseppe Franco Rapisardi e il Dott. Nicolò Maglia (esterni) e dal responsabile “Controloro” Luigi Amichi.

Fig. 1 Mappa di Adernò alla metà dell’800. Dalla raccolta della mappe del catasto borbonico, fondo Mortillaro.


La mappa che rappresenta il centro urbano di Adernò (vedi fig. 1) non contiene informazioni sulla scala di riduzione e nemmeno sulle unità di misura; è però dotata di una freccia che indica il nord. Nella mappa inoltre non è stata indicata la data di realizzazione: si può tuttavia supporre che sia stata realizzata intorno al 1850-’51. Le dimensioni del foglio sono piuttosto contenute: appena cm 36×45,4; la scala di riduzione dovrebbe approssimativamente avvicinarsi al rapporto di 1:4000. La mappa è inoltre corredata di una legenda in cui vengono specificati molti edifici specialistici del centro urbano, per lo più costituiti da chiese e monasteri. Manca ogni riferimento di tipo toponomastico. Il rilievo si limita a riportare graficamente il contorno degli isolati ma è totalmente assente il frazionamento particellare all’interno di essi: pochissime infatti sono le mappe dei centri siciliani che riportano anche le varie particelle catastali.
Il tessuto urbano della città è stato suddiviso in sezioni diverse, individuate soltanto dal colore specifico degli isolati appartenenti ad ognuna di queste sezioni; tuttavia non è stata assegnata alcuna denominazione a ciascuna di queste presunte sezioni. Se confrontiamo questa mappa con un rilievo recente del centro urbano è possibile capire meglio quale sia il livello di precisione topografica di questa. Ci si rende subito conto che vi sono molte imprecisioni, concernenti soprattutto le dimensioni, la forma e la posizione degli isolati rappresentati, ed addirittura, in diversi punti della mappa, alcuni isolati risultano mancanti. Tuttavia, il livello generale di definizione risulta sufficiente per poter individuare il perimetro, la struttura e le principali gerarchie spaziali del tessuto viario.

Fig. 2. Ricostruzione planimetrica ipotetica della città di Adernò alla metà dell’800, facendo riferimento alla mappa del catasto borbonico ed utilizzando come base topografica l’ultimo rilievo della città.

Dall’esame degli isolati periferici e dal confronto di essi con gli analoghi isolati del rilievo più recente del centro urbano (1996-’97) ed utilizzando proprio quest’ultimo come riferimento e base topografica, è stata elaborata dal sottoscritto una planimetria ipotetica della città alla metà dell’800, come in fig.2. Utilizzando questa ricostruzione è possibile stimare l’estensione del centro urbano alla metà dell’800, la quale superava di poco i 40 ettari. Questo significa che la città di Adernò, alla metà dell’800 aveva una superficie che era circa il 15,8 % dell’estensione dell’attuale centro urbano (considerando l’ultimo rilievo del 1996-’97), ed una popolazione di 11743 abitanti. Il dato sugli abitanti è stato ripreso da un articolo del Prof. S. Ronsisvalle, dedicato proprio al catasto borbonico, e pubblicato sul periodico “Adrano notizie”, n. 16 del 1987. La fig. 3 ci mostra anche visivamente il rapporto tra le diverse dimensioni della città ottocentesca con quelle della città attuale.

Planimetria schematica di Adrano: in azzurro l’area su cui si estendeva la città alla metà dell’800; in giallo l’area occupata dalla città attuale.

Una esauriente trattazione sulle mappe del catasto borbonico siciliano è stata pubblicata nel 2001 nel prezioso volume dal titolo “Le mappe del catasto borbonico di Sicilia : territori comunali e centri urbani nell’archivio cartografico Mortillaro di Villarena : 1837-1853”, a cura di Enrico Caruso ed Alessandra Nobili, edizione della Regione siciliana, Assessorato ai Beni culturali e ambientali.
Alfredo La Manna

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